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L’attività fisica come elisir di lunga vita. I risultati di una metanalisi [it]
Venerdì - 02/12/2011

Marina Penasso, Dors Piemonte

E' stato più volte dimostrato, attraverso studi scientifici, che la pratica dell'attività fisica è associata con la riduzione della mortalità generale e con la riduzione delle principali cause di morte, come ad esempio le malattie cardiovascolari e il cancro.  Tuttavia non era così chiara l'associazione tra la riduzione della mortalità e l'attività fisica praticata nei diversi ambiti e a diversi livelli di intensità, di durata e di frequenza. L'attività fisica può essere infatti praticata in ambiti  diversi  che possono essere legati all'occupazione, alla routine della vita quotidiana (ad esempio alle attività domestiche, al pendolarismo attivo) e al tempo libero (ad esempio alle attività ricreative, all'esercizio fisico e agli sport). L'intensità, la durata e la frequenza all'interno di ciascuno di questi ambiti sono utilizzate per stimare la quantità totale di attività fisica praticata e il relativo dispendio energetico.

Le più recenti linee guida raccomandano un minimo di 150 minuti alla settimana di attività fisica di moderata intensità oppure 75 minuti alla settimana di attività fisica vigorosa o una combinazione equivalente di attività  moderata e vigorosa.

Alcuni ricercatori del Centre of Sports Science and University Sports dell'Università di Vienna hanno condotto la prima metanalisi di studi di coorte per valutare la relazione tra la mortalità generale e l'aumento dei livelli di attività fisica nei diversi ambiti e a diversi livelli.

La ricerca degli studi di coorte, conclusasi  a settembre 2010, è stata effettuata nelle banche dati Medline, Embase e Cochrane Library esaminando la mortalità generale correlata ai diversi ambiti e livelli di attività fisica praticata nella popolazione adulta. Alla fine della ricerca sono stati inclusi nell'analisi 80 studi  (per un totale di 1.338.143 soggetti coinvolti). L'età di questi ultimi variava da 28.8  a 85.9 anni, con una media di 56.4 anni. La maggior parte degli studi provenivano dall'Europa e dal Nord America e sono stati pubblicati tra il 2000 e il 2010. I risultati degli studi inclusi sono stati combinati e controllati con altri potenziali fattori influenti, ad esempio l'abitudine al fumo e all'alcol, l'indice di massa corporea, la pressione arteriosa, le abitudini alimentari, l'istruzione e i fattori sociali.

I risultati sostengono una relazione inversa tra l'incremento dell'attività fisica e la mortalità, sia se si prendono in considerazione attività strutturate quali l'esercizio e lo sport sia le attività del tempo libero, della vita domestica, della vita lavorativa e quelle correlate agli spostamenti. La riduzione della mortalità dovuta all'incremento del tempo dedicato all'attività fisica è risultata  più ampia per la pratica dell'esercizio vigoroso e per le attività da moderate a vigorose del tempo libero rispetto alle attività moderate della vita quotidiana, compresi gli spostamenti attivi. La riduzione della mortalità relativa, corrispondente alla pratica dell'attività fisica moderata e vigorosa è stata rispettivamente del 14% e del 26%, supportando il messaggio che "un po' è bene, di più è meglio".

Per quanto riguarda le differenze di genere, i risultati sostengono una maggiore riduzione del rischio di mortalità nelle donne.

Gli autori concludono che gli studi futuri dovrebbero utilizzare strumenti in grado di osservare e di misurare anche tutti i sottoambiti dell'attività fisica e di fornire al riguardo stime accurate sull'attività e sul dispendio energetico.

Riferimento bibliografico:

Samitz G, Egger M, Zwahlen M. Domains of physical activity and all-cause mortality: systematic review and dose-response meta-analysis of cohort studies. International Journal of Epidemiology 2011;40:1382-1400

E' possibile richiedere a DoRS la versione completa dell'articolo (in lingua inglese) attraverso il form del sito.
 






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