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Ricercatori scoprono i segreti sul perché la marijuana fa male alla memoria [it] [es]
Giovedì - 08/03/2012

Le proprietà terapeutiche della marijuana sono state a lungo una questione controversa, con quelli che ne denunciavano l'impiego come farmaco, citando i suoi effetti negativi sulla memoria di lavoro e sulla capacità di ricordare informazioni per brevi periodi di tempo. Benché questi effetti collaterali siano noti agli scienziati da tempo, ora alcuni ricercatori internazionali hanno spinto in avanti la conoscenza di come il farmaco funziona, affrontando la neurobiologia che è alla base di questi ben noti effetti collaterali.

In un articolo sulla rivista Cell, il team proveniente da Canada, Cina, Francia, Spagna e Stati Uniti, presenta le sue conclusioni sulla causa dei vuoti di memoria. Hanno trovato che l'ingrediente psicoattivo principale della marijuana (THC) compromette la memoria indipendentemente dai suoi effetti diretti sui neuroni.

Gli effetti collaterali derivano invece dall'azione del farmaco nell'astroglia, le cellule di supporto passive a lungo ritenute meno importanti dei neuroni attivi. Concentrandosi su come separare queste due parti del farmaco, il team fa sapere che un giorno i benefici della marijuana per il trattamento del dolore, delle convulsioni e di altri disturbi potrebbero essere sfruttati senza danneggiare la memoria. Le cellule astrogliali sono state a lungo viste come cellule che supportano, proteggono e nutrono i neuroni, ma è solo nell'ultimo decennio che gli scienziati hanno iniziato a trovare le prove che sostengono l'idea che queste cellule svolgono un ruolo più attivo nel creare connessioni tra un neurone e l'altro.

"Abbiamo trovato che il punto di partenza di questo fenomeno - l'effetto della marijuana sulla memoria di lavoro - sono le cellule astrogliali", commenta uno degli autori dello studio, Giovanni Marsicano dell'INSERM in Francia. Xia Zhang, dell'Università di Ottawa in Canada, aggiunge che "questa è la prima prova diretta del fatto che gli astrociti modulano la memoria di lavoro".

Tuttavia, i ricercatori si sono imbattuti in questa scoperta per caso, dal momento che inizialmente intendevano scoprire perché i recettori, che rispondono sia agli THC sia ai segnali prodotti naturalmente nel cervello, si trovano sulle cellule astrogliali. Tali recettori CB1R sono molto abbondanti nel cervello, principalmente nei neuroni di vario tipo. Nei suoi esperimenti il team ha dimostrato che i topi privi di CB1R soltanto sulle cellule astrogliali del cervello sono protetti dai difetti alla memoria di lavoro spaziale che di solito seguono la somministrazione di THC. Essi hanno anche osservato che quelli privi di CB1R nei neuroni, comunque soffrono dei soliti vuoti di memoria.

Così hanno concluso che se differenti tipi di cellule esprimono diverse varianti di CB1R, potrebbe esserci un modo per attivare terapeuticamente i recettori sui neuroni, escludendo al contempo le cellule astrogliali.

"Lo studio dimostra che uno degli effetti più comuni dell'intossicazione da cannabinoidi è dovuto all'attivazione dei CB1R astrogliali. I risultati suggeriscono inoltre che gli astrociti potrebbero giocare ruoli inaspettati in altre forme di memoria oltre alla memoria di lavoro spaziale", continua Xia Zhang.

Ora il team spera di esaminare le attività degli endocannabinoidi endogeni, che attivano naturalmente gli CB1R, sulle cellule astrogliali e altre. Il sistema endocannabinoide è coinvolto nell'appetito, nel dolore, nell'umore, nella memoria e in molte altre funzioni. Giovanni Marsicano spiega che in "quasi tutte le funzioni fisiologiche dell'organismo a cui si possa pensare, è probabile che a un certo punto sono coinvolti gli endocannabinoidi".

Capire come funzionano queste molecole potrebbe portare a future scoperte sulla malattia di Alzheimer, per esempio.

Per maggiori informazioni, visitare:

Cell:
http://www.cell.com/


 



Nueva explicación del daño de la marihuana a la memoria

Las propiedades medicinales de la marihuana son un tema polémico desde hace tiempo. Sus detractores citan sus efectos negativos en la memoria de trabajo y en la capacidad para retener información durante periodos cortos de tiempo como razones para no emplearla para fines médicos. Estos efectos secundarios son de sobra conocidos, pero ahora un grupo internacional de investigadores ha ampliado el conocimiento que se posee sobre la acción neurobiológica que provoca dichos efectos.

El equipo, compuesto por científicos de Canadá, China, Francia, España y Estados Unidos, publicó sus descubrimientos sobre la fuente de los vacíos de memoria en la revista Cell. Descubrieron que el ingrediente psicoactivo principal de la marihuana, el THC, merma la memoria con independencia de su efecto directo en las neuronas.

Los efectos secundarios se originan por la acción de la sustancia en las astroglías, células de sustento pasivo consideradas durante mucho tiempo menos importantes que las neuronas activas. Según el equipo, si se consiguiera separar estas dos partes de la marihuana se podría llegar a obtener todos los beneficios que ofrece contra el dolor, las convulsiones y otras dolencias sin perjudicar la memoria. Hace una década se consideraba que las astroglías daban sustento, protegían y alimentaban las neuronas, pero desde entonces se ha descubierto información en favor de la hipótesis por la cual se afirma que desempeñan una función más activa en la creación de las conexiones entre neuronas.

«Hemos descubierto que el punto de partida de este fenómeno, el efecto de la marihuana en la memoria de trabajo, está en las astroglías», comentó Giovanni Marsicano del INSERM (Francia), uno de los autores del estudio. Xia Zhang de la Universidad de Ottawa (Canadá) añadió que «se trata del primer indicio directo de que los astrocitos modulan la memoria de trabajo».

El descubrimiento fue producto de una serendipia pues la intención original del equipo era la de averiguar por qué los receptores que responden tanto al THC como a las señales producidas de forma natural por el encéfalo se encuentran en las astroglías. Estos receptores CB1R son muy abundantes en el encéfalo, sobre todo en varios tipos de neuronas. En los experimentos realizados por el proyecto reseñado se mostró que los ratones que carecían de CB1R en las astroglías encefálicas poseían una protección contra las deficiencias de la memoria de trabajo espacial que suelen producirse tras una dosis de THC. También se observó que aquellos sin CB1R en las neuronas sufrían los lapsus típicos del consumo de esta sustancia.

Por tanto concluyeron que, si distintos tipos de células expresan variantes diferentes de CB1R, debería existir un modo de activar de forma terapéutica los receptores en las neuronas dejando a las astroglías intactas. «El estudio muestra que uno los efectos más comunes de una intoxicación por canabinoides se debe a los CB1R de las astroglías. Los descubrimientos sugieren además que los astrocitos podrían ejercer funciones sorprendentes en otras formas de memoria además de la de trabajo espacial», añadió Xia Zhang.

El equipo estudiará las actividades de los endocanabinoides endógenos que activan de forma natural los CB1R en las astroglías y otras células. El sistema endocanabinoide participa en distintas funciones como el apetito, el dolor, el humor, la memoria, etc. Giovanni Marsicano afirmó que «sea cual sea la función fisiológica del organismo, es muy probable que los endocanabinoides participen en ella en algún momento».

Comprender los mecanismos que rigen estas moléculas podría conducir a nuevos descubrimientos sobre, por ejemplo, el Alzheimer.

Para más información, consulte:

Cell:
http://www.cell.com/


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