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A Sant'Agata di Puglia una serata con Toni Santagata, artista "completo" 

I lettori si chiederanno cosa si intenda dire con  "completo": Toni Santagata può essere definito autore, musicista, cantante, cabarettista, attore. E infatti è considerato unanimemente uno dei massimi artisti italiani nel mondo, uno di quelli che hanno fatto la storia della musica e dello spettacolo. 

Quale onore  per me sedersi a tavola con un famoso artista come lui che gode da sempre di una particolare attenzione da parte della critica e del pubblico per le sue esibizioni, sia in spettacoli dal vivo, sia in partecipazioni televisive. Nonostante le 84 "primavere", Toni è sempre molto attivo e,, quando è in compagnia, tiene banco e parla a ruota libera. 

Siamo nel Suo paese di origine, Sant'Agata di Puglia, in provincia di Foggia, suggestivo borgo Bandiera Arancione, caratterizzato da un imponente castello e da belle chiese antiche. Ho l'opportunità di porgli qualche domanda e conoscere qualche suo segreto. 

- Maestro, Lei torna spesso qui a Sant'Agata di Puglia? 

Certo, ho sempre conservato la mia casa qui, dove sono nato. Il legame con le mie origini si può ben capire dal mio nome d'arte. Infatti io in realtà mi chiamo Antonio Morese. Vivo a Roma per ragioni di lavoro, ma in questo periodo di fine anno ho vari impegni artistici in zona e sono qua. 

- Ci racconti come è cominciata la sua carriera. 

La musica è il mio mondo fiino dalla più tenera età. Mi ricordo che, quando avevo pochi anni, mio padre portò a casa un grammofono. Ero io che cambiavo i dischi e che ricordavo a memoria tutti i ritornelli delle canzoni. 

Mi sono iscritto a giurisprudenza a Napoli e lì ho fondato il mio primo gruppo.Poi mi sono trasferito a Roma e nel 1959 ero già uno dei protagonisti dell'Embassy, uno dei simboli della dolce vita romana. Cantavo le canzoni scritte da me  come  Quant'è bello lu primm'ammore, La zita, Li strascenete e tante altre. Però i discografici le consideravano poco commerciali.  Poi la Sunset Record  ha pubblicato il mio primo disco. Nel 1964 viene pubblicato Quant'è bello lu primm'ammore come retro del singolo Miezz'a la piazza, canzoni non depositate volutamente alla SIAE. Il disco venne subito censurato dalla Rai. 

- Perché questa censura? 

Eh, nelle canzoni parlavo di "corna", argomento considerato tabù nell'Italia dell'epoca.  

- Poi cosa ha fatto? 

Sono stato promotore del cabaret italiano, dopo essere stato il primo a usare il dialetto pugliese con il cabaret,  ideato da me. Nel 1967 ho partecipato al Cantaeuropa. Al festival  "Barca d'oro" a Napoli ho  vinto con una canzone contro la guerra.  E la mia carriera ha preso il volo... 

- Quali sono i suoi ricordi più felici? 

Con 18 milioni circa di dischi venduti e  oltre 6000 spettacoli in tutto il mondo, America e Africa comprese, i ricordi sono tanti... Sono stato nei teatri più prestigiosi, ma sono orgoglioso dell'applauso di 20 minuti che mi hanno tributato al Madison Square Garden di New York nel 1976. 

- Lei è ritenuto un innovatore e un caposcuola. 

È vero, sono stato uno dei fondatori storici del cabaret italiano, l’inventore del cabaret pugliese, a cui molti si sono poi ispirati. A Milano ho fatto le mie prime esibizioni al Derby Club, dove ero protagonista assoluto per oltre un’ora di spettacolo e nella stessa serata, di volta in volta, si alternavano artisti come Cochi e Renato, Paolo Villaggio, Enzo Jannacci e altri. Poi mi sono esibito nelle balere dell’Emilia Romagna e ho  accettato  l’offerta irrinunciabile del proprietario del favoloso "Otto Club" di Sassuolo e Gino Paoli per 4 sere mi presentò agli emiliani dopo la sua esibizione al piano. Poi mi sono esibito per 40 serate. E tanti erano gelosi del mio "cachet".. La vittoria nel 1975 a Canzonissima è stata importante.  Le rivelo un segreto: io ho lanciato il rap, che oggi riscuote tanto successo presso i giovani. 

- Quante canzoni ha pubblicato? 

Oltre 400, molte per il cabaret. 

Vanno ricordate  Lu maritiello, tradotta in tante lingue per oltre 8 milioni di dischi venduti e Quant’ è bello lu primme ammore, ma anche varie sigle di trasmissioni televisive. 

- Si è mai interessato al cinema? 

Sì, ma non ho mai voluto recitare nei film "musicarelli". Negli ultimi anni ho recitato diretto da Pupi Avati nel film Il testimone dello sposo che mi ha fatto  guadagnare il premio Ignazio Silone quale attore rivelazione dell’anno. Poi sono seguiti La via degli angeli e La seconda notte di nozze. Ma l’exploit maggiore in questi anni è certamente la mia opera intitolata Padre Pio santo della speranza, di cui ho scritto interamente sia il testo che la musica. Rappresentata in prima mondiale nell'Aula Paolo VI in Vaticano, in occasione della canonizzazione di S.Pio, il musical è stato accolto con un grande favore di pubblico. 

- Lei è stato anche uno sportivo.

È così, sono stato uno dei soci fondatori della Nazionale cantanti-attori, nonché uno dei tre ideatori del "Derby del cuore", grande evento di beneficenza.

Si è fatto tardi e la serata volge al termine e il gestore della Cantina della Canonica, dove siamo a cena, vorrebbe chiudere. 

Certo, il Maestro ha parlato tanto,  facendomi anche divertire, ma i suoi  piatti sono rimasti quasi intatti...

Nicoletta Curradi 
nicolettacurradi@yahoo.it